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sabato 26 settembre 2015


Sono le 6 di sera ed è già calato il buio, nonostante sia già iniziata la primavera, qua non è come in Italia. Non resterà luminoso fino alle 9 come da noi. Ma va bene così. Mi sono appena scese delle lacrime, mi sono commossa. Avevo bisogno di leggere parole di qualcuno che avesse vissuto la mia situazione e ho trovato il blog di una ragazza davvero brava a scrivere che è tornata a giugno dall'America. Ho letto le sue parole riguardo al ritorno a casa e mi hanno fatta davvero commuovere, non voglio pensare al mio di ritorno perchè ci penso fin troppo. Non voglio scrivere di questo. Voglio scrivere di me, sono passati esattamente 77 giorni da quando ho toccato per la prima volta la terra australiana. Un nuovo continente: l'Oceania. 16341 chilometri di distanza da Nichelino a Sippy Downs (la mia città qui). Ho sempre cercato di paragonarmi agli altri exchange students, perchè mi sono sentita diversa e sbagliata. Ma ho capito che io sono solo Moca, non c'è nessun altro nell'Universo come me ed è questo che mi rende speciale. Sto scrivendo il mio libro, la mia storia ed è speciale nonostante tutto. Nonostante il mio stato d'animo che ha alti e bassi, nonostante le mie lacrime, le mie paure e le parole sbagliate in inglese. Sono a metà della mia avventura, il mio viaggio è iniziato 77 giorni fa e si concluderà fra 71 giorni. Mi sento già cambiata, molto. Mi sento migliore, mi sembra di non aver visto nulla fin'ora, mi si stanno davvero aprendo gli occhi. La mente, gli orizzonti, i desideri. Non mi sono mai accontentata e adesso ancora di più. Sono arrivata qui circa tre mesi fa impaurita, una piccola bambina troppo attaccata a sua mamma, troppo incazzata con suo papà. Sono arrivata qui piangendo disperata all'aereoporto, con la mia famiglia e la mia migliore amica a guardarmi fino all'ultimo. Mi ricordo che ho abbracciato Paolo.. Linda.. poi l'unico grande uomo della mia vita, Daniele, ed ho iniziato a piangere (che novità), e poi la mamma. Iniziavo a non vederci più dagli occhi appannati, sensazione a cui sono abituata.. piango sempre e mi si appannano gli occhi e smetto di vedere, mi da fastidio quando piango per i libri perchè sono obbligata a fermare la lettura per asciugarmi le lacrime.

 Comunque questo pianto era diverso, stavo per andare via. Per un tempo ed a una distanza a cui non ero mai stata messa alla prova, non ero mai stata così lontana dalla mia casa. Dalla mia vita. Ma nonostante la difficoltà non ho mai smesso di combattere, non mi sono mai vergognata di me stessa. C'è chi si vergogna nel piangere pensando che sia una cosa da deboli, invece io piango e sono forte come un uragano. Ho preso due aerei sempre in compagnia di Camilla, una delle uniche amiche che ho qui. Lasciavo che fosse lei a parlare in inglese con le persone, io me ne vergognavo. Non riuscivo ad articolare una frase ed ho sempre odiato non saper fare le cose, avevo miliardi di paure. Ero come in un limbo, non sapevo che odori avrei sentito per i futuri 5 mesi, o con che persone avrei condiviso la casa, come sarebbe stata la scuola, non sapevo nemmeno parlare! E' stato un momento difficile, uno dei peggiori. Quando sono arrivata mi sono tolta un peso, avevo finalmente una casa, un equilibrio. Ed ero super eccitata per tutto, ho passato circa 2/3 settimane a stupirmi di qualsiasi minima cosa, vedevo tutto rose e fiori. Non m'importava di ingrassare, mi mancava la famiglia ma avevo una forza enorme. La forza che l'essere umano sprigiona per le cose nuove, è molto affascinante. Il resto della storia la sappiamo, con la famiglia ci sono state incongruenze. Ma ora non voglio parlare dei fatti, voglio parlare della mia piccola ma grande crescita. Dei miei stati
d'animo, le emozioni, le paure, l'Italia, l'Australia. Ho iniziato lentamente a sentire sempre di più la mancanza di casa, di qualsiasi minima cosa l'Italia riguardasse. Perchè ormai la mia casa non era solo Nichelino, ma anche tutti quei posti della nostra penisola in cui non sono mai stata, tutta l'Italia era la mia casa.. avreste dovuto vedere come mi si illuminavano gli occhi a parlarne, quando qualcuno citava Venezia o Firenze. Ne parlavo come fossero mie, come fossi sempre appartenuta a questa strana terra ricca di storia. Ma prima di partire non sapevo di amare così tanto la nostra Italia, ed è stata una grande scoperta. Sto scrivendo il mio libro, sono qui e non ho praticamente amici. Ci sono due o tre persone con cui sono uscita una volta in tre mesi. Mi incolpavo di questo, mi crogiolavo pensando di avere chissà quali problemi a non avere degli amici. Ma la realtà è che io sono fatta così, non amo le cose forzate. Non amo le amicizie per finta, sono una persona solitaria e questo mi fa bene. Sono spesso sola qui in Australia e mi fa davvero bene, imparare a saper stare da sola era uno dei miei obiettivi. In Italia spesso dipendevo da Federico, dai suoi messaggi. Restavo attaccata al cellulare aspettando un suo messaggio, aspettavo che mi dicesse di poter uscire insieme e ne facevo il mio senso della vita. Da quando sono qui ci saremo chiamati sì e no 3 o 4 volte al telefono, non ci sentiamo quasi mai. Ogni tanto vado in crisi per le paure che mi assalgono ma ormai la maggior parte del tempo sto bene, non ho bisogno di conferme. So che ci amiamo. Non dipendo da nessuno. So fermamente che posso stare ancora altri mesi qui da sola, senza legami veri e forti come sono solita avere. Adesso mi sento molto forte, come potete leggere, è incredibile come una diciassettenne sola dall'altra parte del mondo possa avere una forza ed una voglia di vivere del genere. E sono centinaia di ragazzi come me che lo fanno. L'essere umano è una creatura davvero spettacolare. Come ho detto adesso mi sento invincibile, ma magari domani mi sentirò la persona più debole del pianeta. Purtroppo è la paura a cambiarmi lo stato d'animo, la paura, la noia, la solitudine, l'ingenuità. Sono tante le cose che non ti fanno pensare a mente lucida. Ma ora lo sto facendo, e sono consapevole che questo capitolo sarà uno dei migliori del mio libro della vita. Non perchè io sia stata particolarmente felice, anzi tutt'altro. Piuttosto perchè la crescita che sto facendo è enorme, avete presente i ragazzi tra i 15 e i 16 anni? Che li vedi a scuola a giugno che sono alti come te e te li vedi tornare a settembre con 30 cm in più? Ecco io sto facendo una crescita del genere, smisurata ma in un lasso di tempo davvero ristretto. E ne vado davvero fiera. Sono fiera di essere venuta qui, sono fiera di essermi sempre comportata seguendo il mio cuore. Di non aver mai perso me stessa, di non essere cambiata per nessuna ragione. Sono rimasta quella di sempre, che trova tranquillità dietro le pagine di un libro e non dietro l'alcol. Ci sono tanti, troppi exchange students che passano il tempo solo a cercare il divertimento così, con lo sballo. Le feste. Non importa se parli italiano, l'importante è divertirsi. Io dico, non importa divertirsi ma mi interessa la mia crescita personale, il mio inglese. Purtroppo non avendo fatto tantissima amicizia non ho amici con cui parlare, ma comunque passo le mie giornate a leggere in inglese e guardare serie tv in inglese. A riscoprire me stessa e quanto amo il mio corpo con la dieta e la palestra. Sono soddisfatta di me, dei miei sbagli e del mio percorso fatto fin qui. 

Si chiede se è proprio quello che sembra: una cosa piccola che sta per esplodere.

In questi giorni mi è tornata in mente questa frase di un libro, perchè mi sento proprio così. Una piccola ragazzina che sta facendo un'esplosione, sta crescendo e diventando una donna. 

Avevo proprio bisogno di scrivere, grazie per chiunque mi abbia letta. Questa sono io. 
Moca. 





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